E' appena stato pubblicato un mini dossier sulle moderne tecnologie antisismiche. Credo possa essere interessante soprattutto per l'aspetto normativo di tali procedure. Inoltre credo sia sempre un bene continuare a parlare sia di prevenzione sismica che di gestioni di casi d'emergenza.
31.1.03
Dossier Terremoto San Giuliano di Puglia
E' appena stato pubblicato un mini dossier sulle moderne tecnologie antisismiche. Credo possa essere interessante soprattutto per l'aspetto normativo di tali procedure. Inoltre credo sia sempre un bene continuare a parlare sia di prevenzione sismica che di gestioni di casi d'emergenza.
E' appena stato pubblicato un mini dossier sulle moderne tecnologie antisismiche. Credo possa essere interessante soprattutto per l'aspetto normativo di tali procedure. Inoltre credo sia sempre un bene continuare a parlare sia di prevenzione sismica che di gestioni di casi d'emergenza.
Perdere libri e trovare lettori
Se vi capita di passare a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, e trovare dei libri su una panchina, non preoccupatevi: non sono stati persi, ma lasciati appositamente lì dal comune.
Non è disattenzione, ma si tratta di 'Giralibro', l’ultima e geniale iniziativa promossa da Mario Giunco, assessore alla pubblica istruzione e alla cultura di Roseto. A partire da questa settimana, fino a maggio, saranno lasciati nella cittadina delle rose cento libri: si possono trovare nei pub, al cinema, alla ASL, al palazzetto dello sport o semplicemente sulle panchine del lungomare. Un'idea semplice e innovativa allo stesso tempo: se si vuol promuovere la cultura non c'è niente di meglio che fornire ai propri cittadini gli strumenti necessari. Apprezzabile anche il modo in cui questo viene fatto: niente prestiti o donazioni, ma solo una semplice perdita, non del tutto casuale, di un libro. Insomma: perdere un libro e trovare un lettore. Continua
Se vi capita di passare a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, e trovare dei libri su una panchina, non preoccupatevi: non sono stati persi, ma lasciati appositamente lì dal comune.
Non è disattenzione, ma si tratta di 'Giralibro', l’ultima e geniale iniziativa promossa da Mario Giunco, assessore alla pubblica istruzione e alla cultura di Roseto. A partire da questa settimana, fino a maggio, saranno lasciati nella cittadina delle rose cento libri: si possono trovare nei pub, al cinema, alla ASL, al palazzetto dello sport o semplicemente sulle panchine del lungomare. Un'idea semplice e innovativa allo stesso tempo: se si vuol promuovere la cultura non c'è niente di meglio che fornire ai propri cittadini gli strumenti necessari. Apprezzabile anche il modo in cui questo viene fatto: niente prestiti o donazioni, ma solo una semplice perdita, non del tutto casuale, di un libro. Insomma: perdere un libro e trovare un lettore. Continua
26.1.03
Notiziabilità
Tg5 ore 13
Ordine dei serivizi: Maltempo; funerali di Agnelli; medio oriente etc etc
Tg1 ore 13.30
Funerali Agnelli; medio oriente; Powell; morte di Don Lurio; maltempo etc etc
Ieri a causa del maltempo è morto il sindaco di un piccolo paese dell'Abruzzo. Stava facendo un sopralluogo sui binari per constatare la sicurezza delle ferrovie ed è stato travolto da un treno in corsa. Inoltre l'Abruzzo, il Molise e parte della Puglia si trovano in gravi condizioni d'emergenza. Il Molise è doppiamente provato dopo il terremoto. Questa è un'indubbia situazione d'emergenza. Il Tg1 cosa fa? Mette questa notizia al quarto "posto". Va bene dopo Agnelli: è stato un personaggio importante del novecento. Va benissimo dopo il medio oriente. Va bene dopo Powell. Ma non va bene dopo Don Lurio. Mi dispiace per lui, sinceramente. Non voglio fare una classifica di "morti importanti": ma non si può dare più rilievo alla morte di una sola persona, seppur famosa, e lasciare in coda una situazione di grave emergenza.
Una delle teorie più accreditate sull'influenza dei mass media è quella dell'agenda setting secondo la quale i media contribuiscono a costruire l'agenda (cioè la gerarchia di cose più importanti) degli utenti. Partendo da questo presupposto non è possibile che la tv di stato dia più rilevanza alla morte di un ballerino piuttosto che alle serie emergenze di 3 regioni d'Italia.
Tg5 ore 13
Ordine dei serivizi: Maltempo; funerali di Agnelli; medio oriente etc etc
Tg1 ore 13.30
Funerali Agnelli; medio oriente; Powell; morte di Don Lurio; maltempo etc etc
Ieri a causa del maltempo è morto il sindaco di un piccolo paese dell'Abruzzo. Stava facendo un sopralluogo sui binari per constatare la sicurezza delle ferrovie ed è stato travolto da un treno in corsa. Inoltre l'Abruzzo, il Molise e parte della Puglia si trovano in gravi condizioni d'emergenza. Il Molise è doppiamente provato dopo il terremoto. Questa è un'indubbia situazione d'emergenza. Il Tg1 cosa fa? Mette questa notizia al quarto "posto". Va bene dopo Agnelli: è stato un personaggio importante del novecento. Va benissimo dopo il medio oriente. Va bene dopo Powell. Ma non va bene dopo Don Lurio. Mi dispiace per lui, sinceramente. Non voglio fare una classifica di "morti importanti": ma non si può dare più rilievo alla morte di una sola persona, seppur famosa, e lasciare in coda una situazione di grave emergenza.
Una delle teorie più accreditate sull'influenza dei mass media è quella dell'agenda setting secondo la quale i media contribuiscono a costruire l'agenda (cioè la gerarchia di cose più importanti) degli utenti. Partendo da questo presupposto non è possibile che la tv di stato dia più rilevanza alla morte di un ballerino piuttosto che alle serie emergenze di 3 regioni d'Italia.
24.1.03
Vogliamoci bene!
Mi appresto a iniziare questo week end con una totale full immersion sui libri/pc. Devo ultimare la mia tesi. Ebbene si: mi sto per laureare e ora che finalmente lo so è bene gridare al mondo la fatidica data (così mi rendo conto che devo studiare ben più delle sole 24 ore...). Tutto si consumerà fra il 24 e il 26 marzo: tutto dovrà essere pronto fra un mese e ho ancora molto da fare. Nella mia tesi c'è un ampio capitolo sui weblog: non riesco a concluderlo perchè ho quotidianemente mille idee nuove che arrivano dai blog che leggo. Quindi vi prego: scrivete cose futili e banali così riesco a chiudere questo capitolo che sta fagocitando tutto il resto. Poi domani deciderò se inserire pure tutta la fuffa polemica...
Visto che io sarò in clausura per completare l'opera voi tutti fate tanto amore. Inoltre ho appena letto su "Il Nuovo" che amarsi fa bene alle pelle (lo sapevo.... si vede...) e fa anche dimagrire. Quindi quale miglior modo per smaltire la penultima fetta di panettone? Quindi amatevi e fate tanti figli. Vi aspetto fra nove mesi e voglio almeno 10 post belli come quello di Mantellini.
P.S. Devo preparare anche la copertina della tesi. E se ci metto lo stemma "Orgoglio fuffa"? Oppure due mucche?
Mi appresto a iniziare questo week end con una totale full immersion sui libri/pc. Devo ultimare la mia tesi. Ebbene si: mi sto per laureare e ora che finalmente lo so è bene gridare al mondo la fatidica data (così mi rendo conto che devo studiare ben più delle sole 24 ore...). Tutto si consumerà fra il 24 e il 26 marzo: tutto dovrà essere pronto fra un mese e ho ancora molto da fare. Nella mia tesi c'è un ampio capitolo sui weblog: non riesco a concluderlo perchè ho quotidianemente mille idee nuove che arrivano dai blog che leggo. Quindi vi prego: scrivete cose futili e banali così riesco a chiudere questo capitolo che sta fagocitando tutto il resto. Poi domani deciderò se inserire pure tutta la fuffa polemica...
Visto che io sarò in clausura per completare l'opera voi tutti fate tanto amore. Inoltre ho appena letto su "Il Nuovo" che amarsi fa bene alle pelle (lo sapevo.... si vede...) e fa anche dimagrire. Quindi quale miglior modo per smaltire la penultima fetta di panettone? Quindi amatevi e fate tanti figli. Vi aspetto fra nove mesi e voglio almeno 10 post belli come quello di Mantellini.
P.S. Devo preparare anche la copertina della tesi. E se ci metto lo stemma "Orgoglio fuffa"? Oppure due mucche?
23.1.03
Internet non è affidabile
Ieri sera stavo "sbobbinando" un'intervista a Vittorio Zambardino di Kataweb. L'intervista era nella mia storica cassetta che contiene anche altri lavori che ho fatto in passato: ho riascoltato Gregoretti, Ezio Mauro e il bellissimo incontro con Francesco Piccolo (non conoscevo questa persona e ne sono rimasta affascinata). Mi è venuto in mente che questa cassetta contiene anche un'intervista "non fatta": è quella con Daniele Luttazzi. Mi piace molto come "satiro" e l'ho visto tre volte a teatro. Nell'ultimo caso io non ero andata a teatro nelle vesti di "giornalaia/ista" ma ero lì per sostenere Emergency. Come di routine si chiede al personaggio famoso se alla fine dello spettacolo vuole ricordare che davanti al teatro c'è lo stand di Emergency. Moltissmi l'hanno fatto: alcuni hanno addirittura indossato la maglietta alla fine dello spettacolo.
Parlando con Luttazzi lui ha gentilmente declinato l'invito (va bene, nessun problema) e dopo un paio di richieste però ci ha dato almeno l'autorizzazione a rimanere con il nostro stand. Poi, dopo che me lo avevano presentato, mi sono fatta avanti e gli ho chiesto se avesse cinque minuti di tempo per me per fare due chiacchiere. Mi ha risposto: "Mi dispiace, non rilascio interviste che vanno pubblicate su Internet perchè non è un mezzo che si può controllare". E io che mi ero fortemente indignata quando l'hanno cacciato dalla Rai: mi sembrava un duro attacco alla libertà d'informazione. Mi rendo conto che lui usciva da un pessimo periodo: era ancora sotto le ire dalla Rai (et alter) e tutelarsi era d'obbligo. Ciò non toglie che mi è sembrato un atteggiamento molto poco affine a quella "libertà d'informazione" per cui si stava battendo.
E' successo qualcosa di simile a quello che racconta Alberto Papuzzi nel suo "Manuale del giornalista". Nel capitolo "Il giorno che Marcuse" racconta del suo incontro negli anni 60 a Venezia con il filosofo. Era stata indetta una conferenza stampa ma Marcuse non c'era: si presentò il suo addetto stampa. Intanto Papuzzi vide Marcuse scendere nell'entrata dell'albergo con la moglie e alcuni giornalisti corsero verso di lui riempiendolo di domande.
"ll filosofo della contestazione non ci rispondeva nè ci guardava. Tirava dritto, offrendo il braccio alla moglie, un pò impettito e molto seccato. (...) Decisamente infastiditi, Marcuse e signora fanno un perfetto dietrofront e rientrano in albergo".
Prosegue Papuzzi: "Qual era la vera notizia di quel giorno? Che l'autore de "L'uomo ad una dimesione, il collaboratore di Horkheimer, il pensatoreche denunciava la non-libertà delle società industriali avanzate, appariva così vincolato da un contratto editoriale in esclusiva da rifiutare qualsiasi altro rapporto, mostrandosi di fatto prigioniero delle leggi del mercato e della concorrenza.Il critico del sistema dei controlli dentro un sistema di controllo".
E' successo lo stesso con Luttazzi? Forse si (il paragone è forzato, ma la situazione è la simile n.d.r.). Un satiro sferzante come lui si è spaventato perchè Internet non è un mezzo "contrallabile" (denunciabile). Premetto che non mi ha chiesto nemmeno per chi scrivessi e se la mia fosse una testata registrata. Fine della satira.
22.1.03
Piccola parte di un mondo perfetto
Ho letto un articolo su Andrea Santojanni: è un ragazzo di 19 anni che ha appena pubblicato il suo primo libro con la Feltrinelli. L'intervista mi ha messo una grande serenità perchè la sua storia ha qualcosa di stranamente magico. Lui ha scritto un romanzo, lo ha fatto leggere ad Erri De Luca durante un incontro in una libreria Feltrinelli di Napoli e poco dopo hanno deciso di pubblicare il suo libro. E' così che dovrebbe sempre andare il mondo, fuori da schemi paludati e strane routine. Scrivi qualcosa, qualcuno lo legge e altri decidono di pubblicarlo perchè hai fatto un buon lavoro. Fine.
Andrea ha risposto alle domande in modo lineare e puntuale. Un filo di rabbia mi è venuto quando gli chiedono come mai abbia scelto l'istituto professionale: "Quando facevo le medie ero un ragazzo molto chiuso, parlavo poco, mi tenevo tutto dentro. Allora i miei insegnanti hanno pensato che non avessi nulla da dire e mi hanno consigliato una scuola che mi avviasse a un lavoro. Invece ne avevo di cosa da dire e le ho tirate fuori".
E' terribile pensare che qualcuno non abbia nulla da dire. Lui qualcosa da dire ce l'ha. Bellissima la chiusa della sua intervista: spiazzante. Gli hanno chiesto se avesse punti di riferimento e lui ha detto di no, visto che non ci sono più i "Berlinguer" o "Che Guevara" di un tempo. Poi conlcude Oliviero chiedendo:
Ma non pensa che potrebbe essere una grande libertà non avere punti di riferimento, non dipendere da figure e poter inventare qualcosa di nuovo?
"La narrativa, come gli uomini, ha bisogno di punti fissi".
21.1.03
Platinette
Sta per arrivare anche il weblog di Platinette! Fantastico!
Sta per arrivare anche il weblog di Platinette! Fantastico!
20.1.03
Blogterapia
Post autoreferenziale e puramente dedicato allo sfogo. Il post che ho scritto poco fa mi si è "casualmente" e "storicamente" rivoltato contro. Il gioco è finito: ora si comincia a fare sul serio.
Post autoreferenziale e puramente dedicato allo sfogo. Il post che ho scritto poco fa mi si è "casualmente" e "storicamente" rivoltato contro. Il gioco è finito: ora si comincia a fare sul serio.
Pietro Calabrese
Pausa sigaretta e zapping in tv. A RaiDue vedo di sfuggita Pietro Calabrese. Mi è subito tornato in mente che il primo incontro con il vero mondo del giornalismo è stato proprio con lui. All'inizio del 98 ho seguito la mia prima conferenza all'università e io ero una giovane matricola. Gli ospiti erano Pietro Calabrese - allora direttore el Messaggero - e Giancarlo Minicucci, direttore dell'edizione abruzzese. Pensandoci ora quelle sono state le due ore che hanno segnato - allora lo ignoravo - una parte della mia vita. Mi colpì subito la schiettezza dell'incontro. Ero fortemente convinta che i giornalisti fossero dotati di un alone di santità e misticismo: una casta decisamente superiore e consideravo la professione come una speciale elezione "divina".
Calabrese invece inizia il suo incontro con un dato statistico: i giornalisti sono la categoria più colpita dall'infarto (lo so che vi state toccando...). Minicucci poi prosegue in modo ancora più schietto dicendo che lui da "giovane" non era poi una così grande penna. Mi ricordo bene che in quell'istante quell'affermazione mi colpì perchè ero sempre convinta della mia povertà di scrittura. Al liceo ero bravina, ma niente di particolare. Avevo sempre pensato che nei miei geni, non c'era quello dello speciale del giornalista.
Poi si parlò di molte altre cose: dei gadget allegati ai quotidiani, di deontologia, di vita privata e carriera, di formazione etc. Tutto in modo molto chiaro, tecnico e decisamente molto poco mistico. Si parlò di routine, tempi tecnici e spazio. Infine per caso Minicucci accennò al fatto che qualcuno di noi poteva andare ad agosto nella redazione regionale del Messaggero per fare un pò d'esperienza. Nel frattempo io avevo iniziato il mio primo corso di giornalismo all'università e avevo scritto i miei primi pezzi. Lo facevo solo per dovere, non per passione. Arriva agosto e io - ahimè - avevo uno stupido amore giovanile nella stessa città in cui c'era il Messaggero e decido di cogliere l'occasione (ero l'unica che avesse deciso di passare le vacanze facendo uno stage) e provare la vita di redazione. Non perchè volevo scrivere ma perchè potevo passare le mie serate estive con il ragazzotto che mi piaceva.
Scoprii due giorno prima di partire che da 4 mesi mi stava mettendo le corna, ma ormai avevo preso un impegno con la redazione e dovevo andare. Da lì è iniziato tutto. La vita di redazione mi aveva subito appassionato e trascorrere del tempo con Minicucci fu un'esperienza formativa enorme. Conservo ancora i miei primi pezzi con i mille segni della penna rossa del direttore. E' inutile dire che quelle settimane sono state più importati di anni di studio e corsi universitari. L'esperienza on the road è essenziale. L'ultimo girono, quasi per regalo, mi fecero scrivere qualcosa di più del solito trafiletto e firmai il mio primo articolo.
Ora continuo per gioco -a volte mi prendono sul serio - questo lavoro. Quei giorni sono stati importanti per capire che quello di giornalista è un mestiere che s'impara solo facendolo. Un pò come il falegname - concedetemi questo paragone - che impara a modellare il legno solo piallando ogni giorno. Ora vado. La pialla mi aspetta.
19.1.03
Rimbalzi fuffa
Ho concluso la serata di ieri parlando con un amico dell'articolo di Formenti. In generale l'idea di discutere di un articolo apparso su un settimanale mi piace: credo che sia in sintonia con l'idea che ho io di blog, cioè di luoghi di condivisione e di scambio d'informazioni. E anche vero che "prima di Formenti" i blogger italiani continuavano a scrivere senza chiedersi eccessivamente se i loro post fossero fuffa/scremati/seri/dignitosi. Non avevo mai pensato all'idea di scrematura visto che davo per scontato l'ipotesi che un post potesse essere qualsiasi cosa e di qualsiasi natura. Io ho sempre scritto qualsiasi cosa mi passasse in testa non pensando alla qualità e finalità dei miei post. Non voglio dimostrare nulla nel mio blog, nè di essere una brava scrittrice, nè di essere una donna geniale.
Il mio weblog quindi è sempre stato inconsapevolmente pieno di orgoglio fuffa . La proposta di Blog Notes di marcarsi con il logo "fuffa" o "bollino blu" è certamente interessante. Sono stata più volte tentata di inserire nel mio blog il logo fuffa, ma mi sono resa conto che è inutile marcare un luogo che, per sua natura, altro non può essere se non fuffa.
Non credo e non spero che la deontologia giornalistica debba coinvolgere anche i weblog. Con internet la dimostrazione che ci sono anche "altre informazioni" oltre a quelle giornalistiche è sempre più evidente. Che i giornali/giornalisti online debbano rispettare le regole della loro professione è fuori discussione. Ma queste stesse regole non possono essere applicate ad un contenitore che è solo personale e non è nato per gente "patentata".
Ho concluso la serata di ieri parlando con un amico dell'articolo di Formenti. In generale l'idea di discutere di un articolo apparso su un settimanale mi piace: credo che sia in sintonia con l'idea che ho io di blog, cioè di luoghi di condivisione e di scambio d'informazioni. E anche vero che "prima di Formenti" i blogger italiani continuavano a scrivere senza chiedersi eccessivamente se i loro post fossero fuffa/scremati/seri/dignitosi. Non avevo mai pensato all'idea di scrematura visto che davo per scontato l'ipotesi che un post potesse essere qualsiasi cosa e di qualsiasi natura. Io ho sempre scritto qualsiasi cosa mi passasse in testa non pensando alla qualità e finalità dei miei post. Non voglio dimostrare nulla nel mio blog, nè di essere una brava scrittrice, nè di essere una donna geniale.
Il mio weblog quindi è sempre stato inconsapevolmente pieno di orgoglio fuffa . La proposta di Blog Notes di marcarsi con il logo "fuffa" o "bollino blu" è certamente interessante. Sono stata più volte tentata di inserire nel mio blog il logo fuffa, ma mi sono resa conto che è inutile marcare un luogo che, per sua natura, altro non può essere se non fuffa.
Non credo e non spero che la deontologia giornalistica debba coinvolgere anche i weblog. Con internet la dimostrazione che ci sono anche "altre informazioni" oltre a quelle giornalistiche è sempre più evidente. Che i giornali/giornalisti online debbano rispettare le regole della loro professione è fuori discussione. Ma queste stesse regole non possono essere applicate ad un contenitore che è solo personale e non è nato per gente "patentata".
15.1.03
Bufala
Ci sono cascata come una bimba...
Ebbene si, mi hanno preso in giro e ci sono riusciti!
Anzi, ci è riuscito il mio amico (?) Monaco.
Ieri si discuteva sul blog di Falso idillio del photoblog di Jonathan Keller e io avevo commentato
che a me metteva l'ansia 'sto tipo che non ride mai.
Il caro monaco smanettatore mi mandato un email facendomi credere che provenisse da Jonathan.
Hi Monia
I just contacted Ferruccio who told me my photoblog makes you anxious; I'm sorry you feel like that.
I would like you to know I'm able to smile too :)
I attach my smiling photo to let you be happy.
bye
Jonathan Keller
.......................................................................
Vabbè... mi sento un pò scema ora
ma almeno per un attimo mi sono divertita:))
P.S. Convenite con me che se ride 'sto ragazzo è più carino?
Ci sono cascata come una bimba...
Ebbene si, mi hanno preso in giro e ci sono riusciti!
Anzi, ci è riuscito il mio amico (?) Monaco.
Ieri si discuteva sul blog di Falso idillio del photoblog di Jonathan Keller e io avevo commentato
che a me metteva l'ansia 'sto tipo che non ride mai.
Il caro monaco smanettatore mi mandato un email facendomi credere che provenisse da Jonathan.
Hi Monia
I just contacted Ferruccio who told me my photoblog makes you anxious; I'm sorry you feel like that.
I would like you to know I'm able to smile too :)
I attach my smiling photo to let you be happy.
bye
Jonathan Keller
.......................................................................
Vabbè... mi sento un pò scema ora
ma almeno per un attimo mi sono divertita:))
P.S. Convenite con me che se ride 'sto ragazzo è più carino?
14.1.03
Lezioni di stile dalla pubblica amministrazione
Per due giorni, in un lasso di tempo di quindici giorni, su via Celommi è vietata la sosta e la circolazione dei veicoli, ad esclusione dei mezzi al servizio della ditta incaricata degli stessi.
Per due giorni, in un lasso di tempo di quindici giorni, su via Celommi è vietata la sosta e la circolazione dei veicoli, ad esclusione dei mezzi al servizio della ditta incaricata degli stessi.
Che fine ha fatto la ricerca?
Leggendo il libro di Manuel Castells "Galassia Internet" mi sono terribilmente rattristata. Nei primi capitoli si ripercorre al storia di Internet e Castells sottolinea il ruolo fondamentale che i ricercatori e "smanettoni" delle università americane hanno avuto nello sviluppo della rete e dei principali sistemi operativi.
Pensando all'Italia mi sono resa conto che qui un altro "Internet" non potrebbe mai nascere, non almeno grazie alla nostra ricerca accademica. Che la pubblica istruzione non investa nella ricerca ormai è solo una frase da dire nelle "buone occasioni" per darsi un certo tono. Ma è una situazione terribile. Penso al MIT e mi sembra un miraggio.
Leggendo il libro di Manuel Castells "Galassia Internet" mi sono terribilmente rattristata. Nei primi capitoli si ripercorre al storia di Internet e Castells sottolinea il ruolo fondamentale che i ricercatori e "smanettoni" delle università americane hanno avuto nello sviluppo della rete e dei principali sistemi operativi.
Pensando all'Italia mi sono resa conto che qui un altro "Internet" non potrebbe mai nascere, non almeno grazie alla nostra ricerca accademica. Che la pubblica istruzione non investa nella ricerca ormai è solo una frase da dire nelle "buone occasioni" per darsi un certo tono. Ma è una situazione terribile. Penso al MIT e mi sembra un miraggio.
11.1.03
Io credo che
Un blog senza link non è un blog. Un blog con i link è solo una lista di collegamenti. Un blog personale è solo un blog che racconta le sensazioni di qualcuno. Un blog tecnico è troppo tecnico. Un blog poco tecnico è un blog che non vale la pena di esser letto. Un blog poco aggiornato non è un blog. Un blg troppo aggiornato è un blog da fissati. Un blog senza commenti non è interattivo. Un blog con i commenti è solo una serie di rimandi infiniti.
Non mi interessa cosa sia un blog.
Mi sembra che spesso nei blog ci sia troppa "spocchia" e pippe mentali. Un blog è solo uno spazio nella rete in cui ognuno può scrivere quello che meglio crede. Stronzate o pillole di saggezza. Cose vecchie o cose nuove. Imprecise o fondate. Monia_comzine_coda_di_paglia? Può essere.
Ma stamattina mi assale la claustrofobia e mi sembra che si stia formando una niova elitè di bloggatori in cui c'è una rincorsa al nuovo e al bello.
Fine sfogo mattutino.
Un blog senza link non è un blog. Un blog con i link è solo una lista di collegamenti. Un blog personale è solo un blog che racconta le sensazioni di qualcuno. Un blog tecnico è troppo tecnico. Un blog poco tecnico è un blog che non vale la pena di esser letto. Un blog poco aggiornato non è un blog. Un blg troppo aggiornato è un blog da fissati. Un blog senza commenti non è interattivo. Un blog con i commenti è solo una serie di rimandi infiniti.
Non mi interessa cosa sia un blog.
Mi sembra che spesso nei blog ci sia troppa "spocchia" e pippe mentali. Un blog è solo uno spazio nella rete in cui ognuno può scrivere quello che meglio crede. Stronzate o pillole di saggezza. Cose vecchie o cose nuove. Imprecise o fondate. Monia_comzine_coda_di_paglia? Può essere.
Ma stamattina mi assale la claustrofobia e mi sembra che si stia formando una niova elitè di bloggatori in cui c'è una rincorsa al nuovo e al bello.
Fine sfogo mattutino.
3.1.03
Professione blogger?
Da quando ho iniziato a scrivere per il web mi (amici new-ex-economisti) mi hanno sempre detto che "i contenuti non pagano". Lo so. Nessun problema. Mi appaga già abbastanza pensarli/scriverli. Poi leggendo un post Steve Outing in E media tidbits rimango un pò stupita da alcune dichiarazioni.
L'anno del weblog commerciale? Fantastico o terrificante? Mi scappa da ridere quasi. Pensate all'idea di essere paganti con "un minimo sindacale" per ogni post!! E' vero che per molti il weblog è diventato un lavoro: ma come si potrebbe decidere chi posta per lavoro e chi per passione? I geniali post "personali" di La Pizia dovrebbero essere pagati o no? Oppure solo se si parla di cultura si ha una parcella? Bah...
Da quando ho iniziato a scrivere per il web mi (amici new-ex-economisti) mi hanno sempre detto che "i contenuti non pagano". Lo so. Nessun problema. Mi appaga già abbastanza pensarli/scriverli. Poi leggendo un post Steve Outing in E media tidbits rimango un pò stupita da alcune dichiarazioni.
- The people who write those blogs, he surmises, will be offered salaried positions, a cut of ad/subscription revenues, or some combination. Writing/editing a weblog becomes a real job for more people, and not just an extracurricular activity. Ali even suggests some weblog acquisition targets and possible acquiring media companies. Will 2003 be the year of the commercial weblog? (I hope so.)
L'anno del weblog commerciale? Fantastico o terrificante? Mi scappa da ridere quasi. Pensate all'idea di essere paganti con "un minimo sindacale" per ogni post!! E' vero che per molti il weblog è diventato un lavoro: ma come si potrebbe decidere chi posta per lavoro e chi per passione? I geniali post "personali" di La Pizia dovrebbero essere pagati o no? Oppure solo se si parla di cultura si ha una parcella? Bah...
