25.3.04

L'epilogo

9.3.04

e Rome&Juliet dei Dire Straits
.. io non avrei potuto scegliere playlist migliore:)
pure Max di Paolo Conte...

Grande!
Mi sto ascoltando in radio.... Zapotek mi ha messo una canzone che adoro di Tanita Tikaram. Grazie Zapo!

5.3.04

Capro espiatorio
Cercavo in rete qualcosa sul capro espiatorio: sono ancora immersa nella lettura di Pennac e della stramba famiglia di Belleville. Cerco da giorni un mio personale capro espiatorio: lo intravedo. Scrivo e cancello post su di lui. Prima o poi verra' fuori. Intanto ho trovato in rete una felice forma di comunicazione aziendale. Webmaster? No... capro espiatorio.

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No, non sono qualcosa che va cotto in abbondante acqua. Non ho nulla a che fare, purtroppo, con la cucina abbruzzese o con i formaggi sardi.

Ho a che fare, invece, con qualcosa forse di ancestrale che non e' il caso di approfondire qui. Non e' il caso di approfondirlo neanche li'. Probabilmente non e' il caso di approfondirlo in nessun luogo dove non siano disponibili dozzine di bottiglie pronte a girare.

Ci basti dire solamente che nel suo libro "La violenza e il sacro", Rene' Girard dimostra la funzione sociale del sacrificio: il sacrificio restaura l' unita' sociale, polarizzando su una vittima sostitutiva, il capro espiatorio, le pulsioni violente della comunita'.

Nessuno lo ha mai studiato da vicino ma da quando internet e' nata, la personificazione dell'archetipo del capro espiatorio e' stato il webmaster. Questo povero individuo, il quale pensava come tutti del resto, che il suo compito fosse solo quello di editare del codice di programmazione bruto e trasferire i file dal proprio computer al server web, e' stato letteralmente sommerso durante tutta la sua storia evolutiva di improperi, insulti schiaffeggiamenti vari.

Capito? E chiaro no: incazzatevi con me, sono qui a posta! Sono quello che ormai soltanto pochi illusi continuano a chiamare webmaster.

Qualunque malfunzionamento del sito MenSA stiate sperimentando, al posto di borbottare tra voi e voi irripetibili nenie o, peggio ancora, al posto di alzarvi dalla sedia abbandonando il vostro computer al suo destino: scrivetemi, sfogatevi, siate costruttivi. E' finito il tempo in cui ve ne andavate col pallone abbandonando campo e squadra: ora si partecipa, non c'e'nulla da fare.

E' non dite, per favore, che l'e-mail non era visibile:

info@italmensa.net

Intermonia
Intervistata su blogorroici. L'ho fatto perchè mi sento fica almeno per 20 minuti. In radio la faccia non si vede e me la cavo bene visto che pare abbia una bella voce. Piu' link, clic, gloria effimera. Rieccheggiano le parole di Mianonnaincarriola a Napoli: i blogger sono vanitosi! Non ho detto - come prevedibile - nulla di illuminante durante l'intervista: solite cose su giornalismo e blogger, conflitti etc. E cmq preferisco intervistare: io voglio avere il coltello dalla parte del manico. Le domande di solito le faccio io: hai il diritto - conferito per un attimo dal ruolo di intervistante - di intrufolarti nei pensieri e vita altrui con la consapevolezza - dettata da consuetudini storicamente collaudate - che l'altro rispondera'. Voglio sapere dagli altri senza dire troppo di me.

Do ut?
Un mio amico si è lamentato stasera. "Non scrivi da due settimane... ". Mi legge perchè siamo amici e perchè conosce ancora poco la blogosfera. Appena avrà tempo di leggere altro capirà che c'è di meglio in rete. La considerazione di fondo è tuttavia corretta: non scrivo da tempo. Eppure di cose da dire - giuro - ne avrei molte. Solo che - come mi dice sempre il mio mentore - se non riesci a scrivere qualcosa è perchè ancora non lo hai metabolizzato. Non ho metabolizzato bene che - fondamentalmente- l'ordine del mondo non è corretto: segue vie strane in cui vincono gli ipocriti, gli insensibili, gli indifferenti, i falsi. Vanno così le cose, si sa. E più cresci e più ti rendi conto - e gli altri continuano a confermartelo - che essere corretti nelle relazioni interpersonali non implica essere ripagati alla stessa maniera. Do ut des. Voglio qualcosa. Mi aspetto - e aspetto invano - un segnale, uno qualsiasi. Questo post puzza di retorico, di qualunquismo, di ovvio. Ma mi girano i coglioni e ce l'ho con l'ordine disordinato del mondo che premia chi - fino in fondo - ti prende per il culo. Questa settimana è ufficialmente finita un era: il divorzio reale e morale da un lustro che credevo indissolubile. Da ricordare: quanco credi che ci sia dell'indossolubile è ora di rimettersi in gioco. Do ut des. Se non sei più capace di dare, lascia perdere. Se non ricevi nulla, lascia perdere.