7.2.03


Luzi ricorda Montale (da Il Corriere)


Stava sotto un’ovale di luce verdognola, non alzava la testa e non parlava. Poi, di fronte alle domande di quel giovane che avrebbe voluto diventare poeta, finalmente si concesse «ma con una tale avarizia di parole da far passare ogni eventuale entusiasmo». Così l’aspirante poeta salutò frettolosamente il futuro Nobel e se andò, dicendo a se stesso: «Mai più andrò a conoscere uno scrittore, mai più». Sembra un dramma dell'incomunicabilità. Invece è «soltanto» la cronaca del primo incontro tra Mario Luzi e Eugenio Montale. A raccontarlo è lo stesso Luzi, oggi 89enne, in una lunga intervista concessa a Nuova Antologia . Il tête à tête risale agli anni Trenta, quando Montale era direttore del Gabinetto Viesseux di Firenze. Di lui, dice ancora Luzi: «Sul piano umano non era granché simpatico ma come poeta meritava e merita grande ammirazione».
A quell’incontro tanto agognato («avevo letto la Casa dei doganieri , mi era molto piaciuta e mi venne voglia di conoscere chi l’aveva scritta») ne seguiranno altri. Ma l’imbarazzo rimarrà lo stesso. Ancora Luzi: «In età avanzata Montale era cambiato molto, perché era un uomo soddisfatto, aveva avuto tutto. Era diventato uno che parlava molto, che stava volentieri in conversazione, che faceva battute, ma di simpatia non si può davvero parlare». Sempre «nulla da eccepire», invece, sulla sua poesia: «Continua a piacermi, perché è importante».


Riesco ad apprezzare solo Montale. Per il week end vi regalo "Non chiderci la parola"

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.